Il film

Un percorso dietro le quinte del mondo dell’arte per scoprire come nasce una grande esposizione di opere d’arte.

Dall’allestimento fino all’inaugurazione della mostra “Da Cimabue a Morandi – felsina pittrice” seguiamo il filo logico esposto dal curatore, il poliedrico Vittorio Sgarbi, personaggio multimediale con una passione e una profonda conoscenza per la storia dell’arte, che ha dato alla sua vita una forma di spettacolarizzazione. Famoso in Italia per i suoi ruoli televisivi e per le sue provocazioni, Sgarbi è noto come “critico d’arte” e politico, ma non molti conoscono il suo coté di grande collezionista e mecenate.

Il documentario ci porta al suo fianco tra le sale del Museo di Palazzo Fava a Bologna, in cui tecnici e professionisti dell’allestimento d’arte curano la messa in scena della grande pittura felsinea degli ultimi 5 secoli, un patrimonio che non ha nulla da invidiare alla scuola toscana o veneziana.

Di ogni quadro esposto scopriamo la provenienza: le opere sono parte della collezione permanente di musei dell’Emilia-Romagna, dove è possibile ammirarle una volta finita la mostra.

Seguendo Sgarbi nel suo lavoro di regia, scopriamo il ragionamento che lega la disposizione dei quadri scelti, frutto di considerazioni storiche e culturali ma anche della volontà di dare alla mostra un taglio personale e, a tratti, irriverente nei confronti di colleghi e rivali.

Scopriamo così quali rapporti – artistici, culturali e politici – hanno determinato la scelta dei quadri e la loro sequenza nelle stanze e contemporaneamente veniamo a conoscenza delle storie dei singoli quadri e dei rapporti che un tempo intercorrevano tra gli artisti esposti.

Così, quando sul set della mostra giunge il famosissimo quadro, ”L’estasi di Santa Cecilia” di Raffaello, ancora imballato, smontato e senza cornice,  veniamo a conoscenza di uno “scandalo” antico: il quadro, arrivato a Bologna da Roma nel 1515, nella sua perfezione assoluta, provocò la morte improvvisa dell’invidioso maestro Francesco Francia ucciso da un colpo apoplettico scatenato dalla constatazione del talento inarrivabile di Raffaello.

Nel frattempo, come in uno spettacolo teatrale, entrano ed escono le comparse, arrivano i collezionisti privati ad accompagnare le loro “creature”, arrivano le restauratrici a dare gli ultimi ritocchi, le assistenti controllano lo stato delle opere prima che siano stilati i “condition reports”, schede cliniche dei dipinti antichi. Giornalisti e amici si avvicendano per godere delle “private view”

Tra le interviste allo storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, la curatrice Emanuela Fiori, il racconto prosegue parallelamente su due livelli di backstage strettamente connessi fra loro, l’uno legato al mondo dell’arte odierno, con le sue “star” e i suoi equilibri sociali, e l’altro storico, che racconta le vicende delle opere esposte degli artisti e dei loro mecenati.

 

 

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